“Prima di giudicare una persona cammina nei suoi mocassini per tre lune”. Angela Merkel negli ultimi tre anni è stata la più grande oppositrice degli aiuti ai paesi europei in difficoltà a causa della crisi, Grecia in primis.
E pensare che 59 anni fa, il paese ellenico, insieme ad altri 65 paesi creditori, ha salvato la Germania, a modo suo. Febbraio 1953, Londra. La Germania occidentale stava discutendo insieme ai creditori i termini del trattato che avrebbe dovuto definire la questione del debito tra la “nuova” Germania e gli altri paesi. Che in termini di cifre non era cosa da poco: 45 miliardi e poco più di Deutsche Mark, 16 di debiti post seconda Guerra Mondiale e 29 ereditati dal Terzo Reich. Una bella cifra, soprattutto se si considera la capacità economica della neonata Bundesrepublik, 70 miliardi.
Una situazione difficile tanto che Fritz Schaffer, ministro delle Finanze del governo Adenauer disse ironicamente a Hermann Josef Abs, capo negoziatore alla Conferenza di Londra. “Se Lei fa male finirà appeso a un pero, se farà bene a un melo”.
Abs non finì metaforicamente appeso a nessun albero, anzi. Riuscì a strappare con l’ovvio beneplacito degli Stati Uniti e delle altre potenze occidentali un accordo che secondo alcuni fu uno delle ragioni del “miracolo economico tedesco”.
ltre alla riduzione dei debiti pre-conflitto da 29 a 14 miliardi , i creditori rinunciarono al 50% del debito estero della Bundesrepublik. Un’intesa che non venne legata a programmi di austerità ma a misure per favorire la crescita. Misure che assicuravano il pagamento del debito attraverso i ricavi delle esportazioni. Con il piano Marshall e il boom del dopoguerra la Germania cresceva tra l’ 8 e il 9% e nel 1958 quando il trattato entrò in vigore in pieno il debito era solo il 6% della capacità economica tedesca. Nel 1988 35 anni dopo Londra la Bundesrepublik restituì l’ultima tranche ai 65 stati debitori. In quell’anno la Germania era tra le prime cinque economie mondiali.
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